ASSOCIAZIONE "SCINTILLE: TEATRO E SPAZIO CREATIVO"

A partire dal 1990 il gruppo assume l'attuale nome e sceglie di abbandonare i lavori per giovanissimi, per accostarsi a testi ed autori più impegnativi.

La svolta radicale per quanto concerne il tipo di approccio al lavoro teatrale, avviene a partire dal 1995, anno in cui la regia del gruppo è affidata a Katya Troise, attiva professionalmente nel mondo del teatro.

Il PTL sviluppa così un livello qualitativo sempre più alto per tutto ciò che riguarda la messa in scena.

Oggi, dopo oltre trent’anni di attività, il PTL è composto da dieci attori ed è un'affermata presenza nel Locarnese; esso propone ogni anno al pubblico produzioni teatrali di autori e generi diversi.

PICCOLO TEATRO DI LOCARNO (PTL)


Il Piccolo Teatro di Locarno nasce nel 1984, ed è fondato da Claudio Troise, appassionato di teatro. Il gruppo, composto da bambini e ragazzi, si chiamava originariamente Piccolo Teatro dei Ragazzi e metteva in scena ogni anno una favola diversa.

Alcuni degli autori che il Piccolo Teatro di Locarno ha portato in scena dal 1984 fino ad oggi:

- Dino Buzzati

- Achille Campanile

- Gino Capriolo

- Carlo Castelli

- Agatha Crhristie

- Armando Curcio

- Eduardo De Filippo

- Dario Fo

- Eugène Ionesco

- Molière

- Marc Gilbert Sauvajon

- Ingmar Villqist

La pièce attuale


Il Piccolo Teatro di Locarno sta rinnovando il suo repertorio e al momento sta lavorando in particolare su una pièce; altri cantieri si apriranno a partire da gennaio 2021.


Il dio del massacro

di Yasmina Reza, adattamento e regia di Katya Troise


Qualcuno l'ha definita una commedia al tempo stesso esilarante e feroce.

Siamo in un salotto borghese; due coppie di genitori si incontrano per cercare di risolvere, da persone adulte e civili quali essi ritengono di essere, una questione che ha, tutto sommato, l'apparenza di una bagatella: una lite scoppiata tra i rispettivi figli.

Ma già dalle prime battute, sotto il tono civile, educato, politicamente corretto si muovono “altre cose”, meno edulcorate ma forse più vere, più vicine al vero sentire dei personaggi: battutine ciniche, rimproveri, frecciatine, accuse… Qualcosa che forse spesso ci governa, una specie di divinità che ci induce non al “dialogo” ma appunto al “massacro”.

Il dialogo, l'uso di un linguaggio volutamente corrente, ordinario, quotidiano, è in effetti al centro della riflessione di questa pièce, diventata giustamente famosa: una riflessione sull'effettiva possibilità di “risolvere” le nostre magagne dialogando.

Il dialogo ci fa progredire, ci fa persone civili, migliori? Oppure siamo un po' come dei criceti, parliamo ma è come se corressimo invece continuamente sulla ruota?